19 gennaio 2020

LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo

La lingua non si limita a creare e pensare per me, dirige anche il mio sentire, indirizza tutto il mio essere spirituale quanto più naturalmente, più inconsciamente mi abbandono a lei.
E se la lingua è formata di elementi tossici o è stata resa portatrice di tali elementi? Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico.
Se per un qualche tempo sufficientemente lungo al posto di eroico e virtuoso si dice “fanatico”, alla fine si crederà veramente che un fanatico sia un eroe pieno di virtù e che non possa esserci un eroe senza fanatismo.

CLAUDIO VERCELLI parla di LTI. La lingua del Terzo Reich
Domenica 19 gennaio 2020, ore 11:00

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LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo

““Taccuino di un filologo” è il sottotitolo di LTI, La lingua del Terzo Reich, di Victor Klemperer, uscito in Italia per la casa editrice Giuntina nel 1998 (in Germania nel ’46, divenuto presto un classico), dove LTI sta per Lingua Tertii Imperii. La caratteristica della lingua tedesca di formare parole composte è stata molto sfruttata dal regime nazista per la sua propaganda. Victor Klemperer le ha registrate nel suo diario degli anni del nazismo, diario che gli serviva da spirito critico e sostegno per resistere alle persecuzioni dei nazisti. Ma il diario è anche una delle poche fonti autentiche per lo studio della lingua quotidiana di uso comune durante il nazismo. La parola Volk, “popolo”, era utilizzata dalla propaganda nazista come prefisso per tutta una serie di espressioni che volevano significare la dedizione dei nazisti a servizio del popolo. Così il riutilizzo di simboli runici antichi serviva a dare l’impressione di incarnare la vera Germania antica. Victor Klemperer registra tutte le possibilità di asservire una lingua, e così anche il pensiero stesso, al fine di manipolare le masse. Come i nazisti hanno copiato dal fascismo italiano le grandi adunate negli stadi, i saluti con la mano tesa, le camicie brune, gli stendardi, il tribuno che arringa la folla, rielaborandoli e ampliandoli.
Klemperer nella sua opera non parla solamente della lingua in sé, ma di tutta una serie di prodotti culturali che la circondano: manifesti, film, cinegiornali, dischi, trasmissioni radiofoniche, l’architettura degli edifici. Il fatto che Klemperer sottolinei l’importanza del valore simbolico di una grande gamma di elementi anche non-linguistici (ricollegabili all’aspetto rituale e estetico dell’ideologia nazista) secondo alcuni studiosi rende l’opera un’analisi paragonabile a una ricerca di semiotica della cultura.

Victor Klemperer è stato un filologo e scrittore tedesco.
Ottavo figlio di un rabbino studiò filosofia, filologia delle lingue romanze e germaniche a Monaco, Ginevra, Parigi e Berlino. Nel 1912 si convertì al protestantesimo. Nel 1912 conseguì il dottorato e nel 1914 l’abilitazione all’insegnamento universitario. Dal 1914 al 1915 fu lettore all’Università di Napoli. Negli anni della prima guerra mondiale prestò servizio dapprima nell’artiglieria sul fronte occidentale, poi, dal 1916, nella censura militare. Nel 1920 divenne professore di filologia romanza all’Università di Dresda.
Nel 1935, a seguito dell’emanazione delle leggi razziali naziste, a causa delle sue origini ebraiche fu privato della cattedra universitaria. Incominciò a scrivere un diario personale in cui annota tutte le manipolazioni operate sulla lingua tedesca dalla propaganda nazionalsocialista. La lingua del Terzo Reich viene da Klemperer chiamata LTI (Lingua Tertii Imperii) per ironizzare sul frequente uso delle sigle nel linguaggio nazionalsocialista.
Nello stesso tempo continuò a redigere la sua Histoire de la littérature française au XVIIIe siècle, iniziata prima dell’avvento del regime nazista e che sarà pubblicata nel 1954.
Costretto nel 1940 a vendere la propria casa di Dresda-Dölzschen, dovette trasferirsi con la moglie Eva in una cosiddetta Judenhaus (“casa degli ebrei”) di Dresda, ovvero un edificio i cui appartamenti erano destinati ad essere affittati esclusivamente ad ebrei. Victor Klemperer riuscì ad evitare il campo di concentramento perché la moglie Eva non era ebrea. Dopo il bombardamento di Dresda, i coniugi Klemperer sfollarono per alcuni mesi in diverse località della Sassonia e della Baviera, per poi, infine, rientrare in possesso della loro casa di Dresda a guerra ormai finita nel luglio dello stesso anno.
Dal 1947 al 1960 fu attivo nelle università di Halle, Greifswald e Berlino. Personaggio di spicco del mondo culturale della Repubblica democratica tedesca (DDR), fu deputato al parlamento e membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino.
Morì a Dresda nel 1960 all’età di 78 anni.

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