18 dicembre 2016

LA SIRENETTA

Al primo momento fu molto felice, perché lui ora sarebbe sceso da lei, ma poi ricordò che gli uomini non potevano vivere nell’acqua, e che anche lui sarebbe arrivato al castello di suo padre solo da morto. No, non doveva morire! Nuotò tra le assi e i relitti della nave, senza pensare che avrebbero potuto schiacciarla, si immerse nell’acqua e risalì tra le onde finché giunse dal giovane principe, che quasi non riusciva più a nuotare nel mare infuriato. Cominciava a indebolirsi nelle braccia e nelle gambe, gli occhi gli si chiusero; sarebbe certo morto se non fosse giunta la sirenetta. Lei gli tenne la testa sollevata fuori dall’acqua e con lui si lasciò trasportare dalla corrente dove capitava

VLADIMIR LUXURIA parla di LA SIRENETTA
Domenica 18 dicembre 2016, ore 11:00

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Incontro con intepretariato simultaneo

LA SIRENETTA

Den lille Havfrue è una fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta nel 1837. In Danimarca è una delle opere di Andersen più amate. La Sirenetta è considerata una delle fiabe più rappresentative del genio letterario di Andersen. Qui più che altrove sono identificabili riferimenti autobiografici abbastanza chiari, per quanto celati dietro la finzione fiabesca. Il tema del “diverso” viene presentato in relazione al contesto amoroso; e la relazione fra la Sirenetta resa muta dalla magia e il bel principe che le si affeziona senza amarla è stato interpretato come un ritratto della situazione di isolamento sentimentale a cui Andersen si sentiva relegato a causa delle sua omosessualità.

HANS CHRISTIAN ANDERSEN (Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875) è stato uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. Tra le sue opere più note vi sono La principessa sul pisello, (1835), Mignolina (1835), La sirenetta (1836), Il soldatino di stagno (1838), Il brutto anatroccolo (1843), La regina delle nevi (1844), e La piccola fammiferaia (1848). La percezione di “sospensione”, di “essere e non essere” nello scrittore danese inclina verso quello di “doppio” in cui pare di poter cogliere il suo convincimento di essere ” imprigionato” in una personalità a cavallo tra realtà diverse, senza poter appartenere veramente a nessuna, che non sia quella ideale ove si realizza l’unione tra poesia e natura. Questo luogo ideale è il gioco letterario.

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