13 marzo 2022

Il Diciannovismo

Noi ci permettiamo – dice tra l’altro Mussolini – di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente.

ROBERTO BIANCHI parla di “Il Diciannovismo”, di Pietro Nenni
Domenica 13 marzo 2022, ore 11:00 Le Lezioni di storia del Libro della vita, Auditorium, Piazzale della Resistenza

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Il Diciannovismo

Il 23 marzo 1919 cambia la storia d’Italia. In piazza San Sepolcro, a Milano, poche centinaia di persone, in maggioranza reduci di guerra, sono radunate per ascoltare il comizio con il quale Benito Mussolini, ex socialista ora direttore de Il popolo d’Italia, e il poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti danno vita a un nuovo movimento politico, i Fasci di Combattimento, l’antipartito che ben presto si muterà in partito: il Partito Nazionale Fascista.

Nel 1919 Pietro Nenni ha ventotto anni ed è uno dei più autorevoli dirigenti del Partito Socialista. Sarà lui a coniare la definizione di Diciannovismo e ad analizzare – nel 1925, un anno dopo la vittoria elettorale che attribuisce al PNF la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera – le ragioni della nascita del fascismo e della sconfitta di una sinistra ancora lacerata dalla scissione comunista del 1921 e dalle divisioni tra riformisti e massimalisti. Il saggio di Nenni – che racconta ed esamina gli avvenimenti del quadriennio 1919 – 1922 – sarà sequestrato dalla censura fascista e ripubblicato venti anni dopo, nel 1945, dalle Edizioni Avanti. Un testo che ancora oggi spiega con lucidità avvenimenti solo in apparenza lontani. Lo spirito del Diciannove a un secolo di distanza non è svanito con la caduta del fascismo ma rivive nei populismi dei giorni nostri.

Pietro Nenni

Leader storico del socialismo italiano, ha attraversato, da protagonista, tutte le fasi più importanti della storia politica del ‘900. Una biografia densa, ricca di avvenimenti, un’attività sempre volta a difendere la libertà, la democrazia e gli interessi dei ceti deboli e della classe lavoratrice. Tra i leader dell’antifascismo italiano, protagonista della rinascita repubblicana, nella stagione riformista degli anni ’60, ha guidato al Governo, insieme ad Aldo Moro, il Paese verso la modernità. Giornalista di razza (Spriano lo definì “il più grande giornalista del secolo”) e scrittore sopraffino, brillante oratore, ha introdotto tanti termini nel linguaggio politico (Corrente politica, Resistenza) e i suoi aforismi e slogan sono ancora molto usati nella comunicazione giornalistica e politica (“La stanza dei bottoni”, “C’è sempre qualcuno più puro che ti epura”, “Piazze piene, urna vuote” ). Una visione politica ancora attuale che merita di essere approfondita e conosciuta.

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